Una vita all’istante – sabato 11 aprile 2026 – Teatrino Civico Chivasso

Babel Crew

“una storia d’amore raccontata attraverso le poesie di Wislawa Szymborska”

Una vecchia oscilla sulla scala e, incapace di muoversi, rievoca un passo a due che conduce attraverso le fasi di una vita, con uno sguardo ironico e pieno d’incanto che comprende vita e morte: le prime domande sull’identità, l’incontro con l’amore tra timidezze e passi sgraziati, un matrimonio soffocante, il riappropriarsi della libertà ponendo fine alla relazione per rientrare poi nella gabbia di una quotidianità straniante; attimi di realtà e immaginazione affiorano nel flusso di ricordi richiamati dalla scena, una scena doppia. Il legame non convenzionale della poetessa con lo scrittore Kornel Filipowicz ne è il motore: i due si incontrano per la prima volta da giovani per poi ritrovarsi vent’anni dopo e restare legati per ventitré intensi anni nei quali lei continua a vivere nel suo bilocale di 60 mq con 600 cassetti, lui in un altro appartamento con il suo gatto. Realtà e sogno si intrecciano indissolubilmente mentre il tempo ora si dilata ora si restringe permettendo alla Morte di fare le sue consuete entrate e uscite di scena.
Nota per la sua riservatezza e ironia accetta il Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 con un discorso illuminante nel quale sostiene: “Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza al dolore, qualunque cosa noi pensiamo di questo sconfinato teatro per il quale abbiamo sì un biglietto d’ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata da due date precise, resta comunque sorprendente.” Non ama parlare di sé, né tantomeno rilasciare interviste, ritiene che tutto ciò che vuole dire è nella sua poesia. Sopporta con fatica l’improvvisa notorietà dovuta al Nobel, “la tragedia di Stoccolma”, tanto che per i due anni successivi smette di scrivere poesie e afferma che il Premio avrebbe dovuto riceverlo Kornel Filipowicz, scrittore di romanzi e suo grande amore.

di e con Valentina Chiribella
testi Wislawa Szymborska
disegno luci Gabriele Gugliara

Ruote rosa – sabato 28 marzo 2026 – Teatrino Civico Chivasso

Luna e Gnac

“la storia di Alfonsina Strada, prima ciclista donna”

Alfonsina è una bambina di dieci anni quando si innamora della bicicletta. E’ una ragazzina quando si allena di nascosto con la vecchia bici del padre. E’ una donna quando diventa una ciclista, una campionessa, una vera sportiva. Ma soprattutto, Alfonsina è uno scandalo. Perché vive in un’Italia di cento anni fa. Perché è figlia femmina, in una famiglia di contadini: dodici bocche da sfamare, malattia e povertà a bussare alle porte, regole e divieti da rispettare. C’è l’Italia del fascismo, l’Italia del pensiero maschilista, l’Italia in cui le donne non votano. In questa Italia Alfonsina si inventa e si costruisce il proprio destino, scardinando preconcetti e convenzioni e ottenendo perfino la possibilità di partecipare, unica donna nella storia, al giro d’Italia, nel 1924. Quella di Alfonsina è una storia vera e straordinaria. Una parabola che ci insegna a lottare contro gli stereotipi. Alfonsina rappresenta la possibilità di raggiungere qualunque obiettivo, con la tenacia e la forza di cui le donne sono portatrici.
Quella di Alfonsina è una storia vera, la storia dell’Italia ai primi del ‘900. Quando le donne non potevano scegliere marito, professione, il proprio destino e nemmeno gli abiti da indossare. Quando le donne non potevano studiare, frequentare l’università, votare, andare al bar o a teatro. Alfonsina rompe le convenzioni, per misurarsi con un mondo tutto maschile, perché il ciclismo è uno sport di forza e fatica. Inforcare una bicicletta, pedalare con le gambe nude, indossare una maglietta: oggi sono la normalità, ma nel primo ‘900 erano uno scandalo. Quante sono le conquiste fatte nel corso di cento anni, e quanto ancora bisogna lavorare, per superare gli stereotipi di genere?

con Michele Eynard, Laura Mola e Federica Molteni
scenografie Enzo Mologni
costumi Maria Barbara De Marco e Vittoria Papaleo
regia e drammaturgia Carmen Pellegrinelli

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