2010-2013 “Il gatto di Schrodinger”

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Benchè empiricamente i gatti ci appaiono

sempre vivi o morti,

il mondo quantistico può prevedere situazioni

in cui essi non sono né vivi né morti.

(Erwin Schrodinger)

 

a Beppe …

liberamente tratto dal romanzo di Lorenzo Licalzi

Che cosa ti aspetti da me? ”

con

Stefano Cerva, Roberto Di Marco, Valentina Matarese, Benedetto Musacchio.

Mauro Pagliano, Nico Spatari, Flavia Tironi e Carla Vercellotti

scenotecnica

Andrea Bernardini, Claudio Boero, Paolo Botto, Ester Cerchio, Marco Deambrogio, Fabrizio Gasparella,

Chiara Gasparri, Piero Mangalaviti, Angela Matarese, Stefania Obialero e Luca Satta

drammaturgia e regia

Marco Galati

Le particelle subatomiche cambiano a seconda di come le guardi,

possono essere corpi o onde, dipende…

dipende da te che le guardi…

Tommaso Perez è stato un brillante fisico nucleare,

assistente di Paul Dirac a Cambridge negli anni ’30,

gli anni in cui la meccanica quantistica da ipotesi matematica,

è diventata una realtà fisica.

Gli anni delle grandi scoperte delle particelle subatomiche.

Si era messo in testa che la velocità della luce non fosse stata sempre costante,

contraddicendo Einstein e la teoria della Relatività Ristretta.

La sua più che un’ipotesi era una visione.

E le visioni si hanno, non si formulano.

Ma se non sei in grado di dimostrarle, le devi tenere per te,

altrimenti ti prendono per un visionario.

Oggi, Tommaso Perez, colpito da un ictus giace su una sedia a rotelle

e passa tutto il suo tempo a guardare una crepa sul soffitto.

Stanco di vivere e disilluso.

Fino a quando Elena Mattei non entra nel suo mondo

e cerca di fargli voltare pagina.

Anche se ha quasi ottant’anni e ha il pannolone

e non riesce neanche a portarsi un cucchiaio alla bocca senza sbrodolarsi tutto.

Fino alla fine dei tuoi giorni non sai mai a cosa ti devi abituare.

Dal diario di Tommaso Perez…

scritto nei giorni in cui non avevo niente da fare, cioè sempre…

Se mi guardo indietro, mi sembra che la mia vita sia la vita di una altro.

Le persone che amavo non ci sono più.

Una dopo l’altra sono state inghiottite dagli anni.

In teoria hanno ragione i fisici quantistici: il tempo non ha fine.

Ma l’esperienza mi ha insegnato che il tempo ha sempre una fine.

Sorattutto il tempo dell’amore.

All’interno del nucleo dell’atomo tutto è casuale.

Le particelle subatomiche sono schegge impazzite

che se ne fregano delle leggi della materia.

Si sbagliava… Einstein si sbagliava…

Dio ci gioca a dadi col mondo e neanche lui, Dio,

sa come andrà a finire la partita.

Tutti si affannano a cercare il senso delle cose

ma l’universo è solo un sistema fisico.

Noi siamo solo una fluttuazione del vuoto…

tutto qui.

Esordio al teatro Garybaldi di Settimo Ts. e repliche su territorio piemontese.

2006-2009 “La città senza nome” (come ass.Contatto)

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ovverosia “I muli non volano mai molto in alto, specialmente quelli selvatici”

Regia: Paolo Bruschi e Marco Galati
Drammaturgia di: Paolo Bruschi, Silvia Bauducco, Marco Galati e Mauro Pagliano
Allestimento scenico realizzato dalla Compagnia Teatrale “CONTATTO”

Con Chiara Amatuzzo, Jessica Arcangeli, Anna Barbaro, Stefano Cerva, Sabrina De Donno, Fabio De Fazio, Chiara Falbo, Rodolfo Galati, Chiara Gasparri, Mauro Pagliano e Nico Spatari

Scenotecnica: Marco Actis Giorgetto, Anna Blasco, Paolo Botto, Marco Deambrogio, Gerardo Di Maio, Fabrizio Gasparella, Beppe Laurella, Piero Mangalaviti, Stefania Obialero, Anna Ramezzana, Giusy Uglione e Pino Viesti

Scelte musicali a cura di Paolo Bruschi e Marco Galati

Un ringraziamento particolare a
Luca Garrone (www.castellosansebastiano.it)
Gerardo Di Maio (www.gestapromotion.it)
e Anna Blasco (www.foravia.com)

Ad Aurora e Willy

C’è un tempo per fare silenzio e un tempo per raccontare le storie. Per questo motivo Dio ha creato gli uomini: perché gli piace un sacco starsene seduto nell’alto dei cieli ad ascoltare le storie che gli uomini raccontano.

Ma non si sa mai da dove iniziare : se dalle cose grandi o da quelle piccole. Nella vita di un uomo passano canti di bambini e di uomini ubriachi, le persone giocano con il proprio destino, alle volte vincono, altre volte perdono. E’ tutto dentro di noi: la vita e la morte. E’ già tutto scritto nelle pagine di un libro antico, in una lingua dimenticata.

Se quel paese avesse avuto un nome,allora qualcuno lo avrebbe ricordato e adesso potrebbe raccontarci la sua storia.

“ C’era una volta una terra, fatta di… terra, acqua e fuoco,
e poi donne e bambini e cani e gatti e muli selvatici, il circo e gli zingari…
e poi c’era il treno e il telegrafo, il mercato e la guerra, banane e soldati,
fucili e cannoni, e giorni e notti, attimi, istanti, anni e anni… ”

Esordio al Teatro Erba di Torino e rappresentazioni in Piemonte e Umbria.

2003-2005 “Il tempo delle parole sottovoce” (come ass.Contatto)

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Regia: Marco Galati
Adattamento drammaturgico di Marco Galati
Allestimento scenico realizzato dalla Compagnia Teatrale “CONTATTO”

Con Jessica Arcangeli, Paolo Bruschi, Stefano Cerva, Sabrina De Donno, Fabio De Fazio, Fabio Calvelli , Chiara Gasparri, Federico Ghinassi, Barbara Idali, Valentina Matarese, Mauro Pagliano, Nico Spatari, Daniela.

Scenotecnica: Marco Actis Giorgetto, Anna Blasco, Paolo Botto, Marco Deambrogio, Gerardo Di Maio, Fabrizio Gasparella, Beppe Laurella, Piero Mangalaviti, Stefania Obialero, Anna Ramezzana, Giusy Uglione e Pino Viesti
Atto unico dall’omonima novella di Anne-Lise Grobety.

Breve ma intensa novella, che vuole raccontare la storia di una grande amicizia, tra due figli e i loro padri, amici da sempre, “come le dita di una mano”: padri ideali, gente semplice che lavorava sodo e che amava terminare la giornata pregustando un buon bicchiere di vino e conversando in versi, scambiandosi le strofe di grandi poeti nell’aria buia e tiepida del frutteto.

Un’ amicizia che viene messa a dura prova e che resisterà alle atrocità del nazismo.
“Nessun pericolo minacciava la nostra vita di bambini finchè non venne il tempo delle parole sottovoce.”.
L’amicizia tra i due bambini e i loro padri continuerà, di nascosto, per proteggere un futuro minacciato dalla follia nazista. Fino all’ultimo saluto: “Tu che ami così tanto la nostra lingua, non dimenticare mai che la parola disperare ne contiene per intero un’altra: sperare! Il tuo amico per sempre, Anton.”.

Esordio al teatro Garybaldi di Settimo Torinese e chiusura al teatro Erba di Torino, rappresentazioni su territorio piemontese.

Altre produzioni di Marco Galati con ass. Contatto..

-come autore e regista :

“Koa Ptah Knum” (1985) (Teatro per Ragazzi)

“Il semaforo della felicità” (1988) (Teatro per Ragazzi)

“Oggi tocca a te” (1990 – 2002)

“Eterni frammenti” (1991)

-come regista:

“Finale di partita” (1995) di Samuel Beckett

“Il mio nome è Hor” (1996) tratto dal libro “Lo specchio nello specchio” di Michael Ende

“La locanda Almayer” (1999 – 2001) tratto dal romanzo “Oceano Mare” di Alessandro Baricco

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